Discarica CO.BE.MA di Canosa, Lodispoto: «La Provincia ha sempre fatto la propria parte. È il momento, per tutti, della responsabilità»
La nota del presidente della provincia BAT
mercoledì 29 luglio 2026
15.04
«La Provincia BAT, nella questione della discarica CO.BE.MA. di Canosa, è l'Ente che in questi anni ha tenuto in piedi un procedimento complesso nonostante sequestri, ostacoli tecnici e continui rallentamenti. Oggi è il momento che ciascuna istituzione si assuma le proprie responsabilità. La Provincia non ha mai assunto un atteggiamento di inerzia nella gestione della discarica di contrada Tufarelle: al contrario, ha continuato a lavorare con determinazione, spesso in condizioni estremamente complesse, rispettando rigorosamente le competenze attribuitele dalla legge e dall'accordo di programma. Non abbiamo preclusioni rispetto alle valutazioni che il Ministero riterrà assumere e confermiamo sin d'ora la massima disponibilità a collaborare con tutte le istituzioni coinvolte», si legge nella nota del presidente della provincia BAT, Bernardo Lodispoto.
«Tuttavia, non possiamo accettare che venga accreditata una narrazione che attribuisce a questo Ente responsabilità che i fatti e gli atti amministrativi smentiscono in maniera inequivocabile. Come è noto, il procedimento per la chiusura della discarica è stato profondamente condizionato da circostanze indipendenti dall'azione provinciale: il protrarsi dei lavori fino al 2021, il sequestro dell'area disposto dall'autorità giudiziaria nel marzo 2022, il successivo avvicendamento delle figure tecniche e, infine, l'esito negativo del collaudo nel 2025. Nonostante tutto, la Provincia non si è mai fermata. Abbiamo immediatamente predisposto un nuovo quadro economico di oltre 3,7 milioni di euro, avviato le procedure per l'affidamento dei nuovi servizi di ingegneria e richiesto la proroga del cronoprogramma fino al 31 dicembre 2027. Parlare di inerzia significa ignorare anni di attività amministrativa e tecnica documentata. Uno dei punti centrali della vicenda riguarda la distinzione tra il procedimento di chiusura della discarica e quello relativo alla bonifica e alla messa in sicurezza d'emergenza».
«Si tratta di due procedure completamente diverse che non possono essere confuse. Le risorse dell'accordo di programma sono destinate esclusivamente alla chiusura della discarica e non possono essere utilizzate per attività di emungimento del percolato o per interventi di bonifica. Farlo significherebbe violare la normativa vigente e il principio europeo del "chi inquina paga". Proprio in applicazione del Testo Unico Ambientale, la Provincia ha adottato l'ordinanza n. 1/2026 individuando il soggetto responsabile dell'inquinamento. A seguito dell'inadempimento di quest'ultimo, l'articolo 250 del D.Lgs. 152/2006 attribuisce al Comune territorialmente competente l'obbligo di intervenire in via sostitutiva per garantire la messa in sicurezza del sito. Su questo punto la legge è chiara e altrettanto chiara è stata la giurisprudenza amministrativa: infatti, il TAR Puglia ha respinto l'istanza cautelare proposta dal Comune di Canosa, confermando la correttezza dell'azione della Provincia e ribadendo che la tutela dell'ambiente e della salute pubblica prevale su qualsiasi difficoltà organizzativa o patrimoniale degli enti chiamati ad agire. La Provincia continuerà a fare fino in fondo la propria parte, ma ogni istituzione è chiamata ad assumersi le responsabilità che la legge le assegna. La tutela dell'ambiente non può essere ostaggio di equivoci sulle competenze o di continui rinvii. Ai cittadini dobbiamo garantire risposte, non lo scaricabarile tra enti»
«Tuttavia, non possiamo accettare che venga accreditata una narrazione che attribuisce a questo Ente responsabilità che i fatti e gli atti amministrativi smentiscono in maniera inequivocabile. Come è noto, il procedimento per la chiusura della discarica è stato profondamente condizionato da circostanze indipendenti dall'azione provinciale: il protrarsi dei lavori fino al 2021, il sequestro dell'area disposto dall'autorità giudiziaria nel marzo 2022, il successivo avvicendamento delle figure tecniche e, infine, l'esito negativo del collaudo nel 2025. Nonostante tutto, la Provincia non si è mai fermata. Abbiamo immediatamente predisposto un nuovo quadro economico di oltre 3,7 milioni di euro, avviato le procedure per l'affidamento dei nuovi servizi di ingegneria e richiesto la proroga del cronoprogramma fino al 31 dicembre 2027. Parlare di inerzia significa ignorare anni di attività amministrativa e tecnica documentata. Uno dei punti centrali della vicenda riguarda la distinzione tra il procedimento di chiusura della discarica e quello relativo alla bonifica e alla messa in sicurezza d'emergenza».
«Si tratta di due procedure completamente diverse che non possono essere confuse. Le risorse dell'accordo di programma sono destinate esclusivamente alla chiusura della discarica e non possono essere utilizzate per attività di emungimento del percolato o per interventi di bonifica. Farlo significherebbe violare la normativa vigente e il principio europeo del "chi inquina paga". Proprio in applicazione del Testo Unico Ambientale, la Provincia ha adottato l'ordinanza n. 1/2026 individuando il soggetto responsabile dell'inquinamento. A seguito dell'inadempimento di quest'ultimo, l'articolo 250 del D.Lgs. 152/2006 attribuisce al Comune territorialmente competente l'obbligo di intervenire in via sostitutiva per garantire la messa in sicurezza del sito. Su questo punto la legge è chiara e altrettanto chiara è stata la giurisprudenza amministrativa: infatti, il TAR Puglia ha respinto l'istanza cautelare proposta dal Comune di Canosa, confermando la correttezza dell'azione della Provincia e ribadendo che la tutela dell'ambiente e della salute pubblica prevale su qualsiasi difficoltà organizzativa o patrimoniale degli enti chiamati ad agire. La Provincia continuerà a fare fino in fondo la propria parte, ma ogni istituzione è chiamata ad assumersi le responsabilità che la legge le assegna. La tutela dell'ambiente non può essere ostaggio di equivoci sulle competenze o di continui rinvii. Ai cittadini dobbiamo garantire risposte, non lo scaricabarile tra enti»