Lino Banfi emoziona il Petruzzelli: standing ovation e Premio Bif&st alla carriera
«Sono arrivato all'età di novant'anni senza combinare guai. Sono contento di come siano andate le cose»
lunedì 30 marzo 2026
14.51
«Come la devo considerare questa, una standing ovation? Allora resto in piedi, per rispetto a chi si è alzato». Così Lino Banfi è stato accolto sabato 28 marzo al Teatro Petruzzelli. Una sala gremita ha celebrato l'iconico attore che, in occasione del Bif&st, ha presentato il suo nuovo film "Vieni avanti cretino" e un estratto del docufilm "Lino d'Italia: storia di un italiano".
Banfi ha voluto raccontarsi in prima persona nel documentario, dichiarando: «Sono arrivato all'età di novant'anni senza combinare guai, senza far danni, senza avere malanni, senza trucchi e senza inganni. Non è facile. Vuol dire che ho condotto una vita sana. Quindi sono contento di come siano andate le cose».
Se dovesse scegliere tra due dei suoi personaggi più amati, Oronzo Canà e Nonno Libero, Banfi non ha dubbi: «Nonno Libero, perché mi ha dato le più belle soddisfazioni del mondo: mi ha fatto abbracciare quattro generazioni che sanno a memoria le mie battute».
Non manca un consiglio ai giovani aspiranti attori: «Fate la gavetta, perché fare gli influencer non basta. I social stanno sviando e rovinando tante famiglie».
Durante la mattinata, Banfi ha ricevuto il Premio Bif&st Arte del Cinema, riconoscimento che celebra una lunga carriera costellata di ruoli iconici e di un'autenticità mai venuta meno. A consegnargli il premio è stato Antonio Decaro, per il quale l'attore nutre una profonda stima: «Sarà sempre lui il mio governatore, anche se risiedo a Roma» — ha detto dal palco — «Mi ha emozionato vederlo, ragazzo, durante la pandemia. Vedevo questo ragazzo che, tra le strade di Bari, da sindaco e presidente di Anci, invitava le persone a tornare a casa. Ho pensato che, se fosse diventato governatore della Puglia, avremmo potuto attraversare Bari vestiti da Don Chisciotte».
Banfi ha voluto raccontarsi in prima persona nel documentario, dichiarando: «Sono arrivato all'età di novant'anni senza combinare guai, senza far danni, senza avere malanni, senza trucchi e senza inganni. Non è facile. Vuol dire che ho condotto una vita sana. Quindi sono contento di come siano andate le cose».
Se dovesse scegliere tra due dei suoi personaggi più amati, Oronzo Canà e Nonno Libero, Banfi non ha dubbi: «Nonno Libero, perché mi ha dato le più belle soddisfazioni del mondo: mi ha fatto abbracciare quattro generazioni che sanno a memoria le mie battute».
Non manca un consiglio ai giovani aspiranti attori: «Fate la gavetta, perché fare gli influencer non basta. I social stanno sviando e rovinando tante famiglie».
Durante la mattinata, Banfi ha ricevuto il Premio Bif&st Arte del Cinema, riconoscimento che celebra una lunga carriera costellata di ruoli iconici e di un'autenticità mai venuta meno. A consegnargli il premio è stato Antonio Decaro, per il quale l'attore nutre una profonda stima: «Sarà sempre lui il mio governatore, anche se risiedo a Roma» — ha detto dal palco — «Mi ha emozionato vederlo, ragazzo, durante la pandemia. Vedevo questo ragazzo che, tra le strade di Bari, da sindaco e presidente di Anci, invitava le persone a tornare a casa. Ho pensato che, se fosse diventato governatore della Puglia, avremmo potuto attraversare Bari vestiti da Don Chisciotte».