Politica, Todisco: «La vera rivoluzione è tornare ad essere cittadini e sentirsi comunità»

La riflessione di Rosanna Todisco

giovedì 8 ottobre 2026 10.00
«Che cosa significa oggi la parola politica? Forse dovremmo fermarci un momento e ricordare da dove nasce. La parola viene dalla Pólis, la città intesa non semplicemente come luogo fisico, ma come comunità di cittadini, spazio della vita pubblica, luogo delle decisioni condivise e della responsabilità collettiva. Nel mondo greco del IV e V secolo a.C., la politica - scrive Rosanna Todisco - non era semplicemente la conquista del potere. Era l'arte di vivere insieme, amministrare la città e perseguire il bene comune. L'uomo, secondo Aristotele, era un animale politico, perché soltanto nella comunità poteva realizzare pienamente la propria natura. Poi qualcosa è cambiato. Già nel 1513 Machiavelli descriveva la politica anche come studio del potere, delle strategie necessarie per conquistarlo e mantenerlo, separandola dalla morale. Nei secoli successivi quelle tecniche sono state semplicemente perfezionate. Ma forse il problema non è Machiavelli. Il problema è che abbiamo finito per dimenticare che il potere dovrebbe essere uno strumento della politica e non il suo fine. E questa riflessione non riguarda soltanto chi amministra.

Riguarda tutti. Riguarda chi governa, chi sta all'opposizione, chi critica, chi sostiene, chi applaude, chi contesta e anche chi sceglie di rimanere spettatore. E riguarda, concretamente, anche Canosa. Perché quando parliamo della nostra città, della sua amministrazione, delle sue difficoltà e delle sue prospettive, non stiamo parlando di un astratto esercizio politico. Stiamo parlando della città nella quale viviamo, lavoriamo, cresciamo i nostri figli e immaginiamo il nostro futuro. Canosa non dovrebbe essere il terreno sul quale le parti politiche misurano soltanto la propria forza. Dovrebbe essere la Pólis nella quale maggioranza, opposizione e cittadini si assumono, ciascuno per la propria responsabilità, il compito di costruire il bene comune. Una buona idea non dovrebbe diventare cattiva perché arriva dall'altra parte. Una decisione sbagliata non dovrebbe diventare giusta perché arriva dalla propria parte. Questa, forse, è la vera onestà politica: avere il coraggio di riconoscere il merito anche nell'avversario e l'errore anche nel proprio schieramento. Per Canosa - prosegue Todisco - significherebbe tornare a discutere non soltanto di chi governa, ma soprattutto di come si governa e per quale futuro. Significherebbe mettere al centro le domande che interessano davvero una comunità: Che città vogliamo lasciare ai nostri figli? Quali priorità dobbiamo affrontare? Quali risorse dobbiamo difendere e quali opportunità dobbiamo costruire?

Siamo capaci di mettere l'interesse di Canosa davanti all'interesse della singola parte politica? Oggi parliamo continuamente di politica, ma troppo spesso dimentichiamo la Pólis. Parliamo di consenso, ma dimentichiamo la responsabilità. Parliamo di maggioranze e opposizioni, ma dimentichiamo la comunità. Parliamo di potere, ma dimentichiamo il servizio. E quando vengono meno i valori, anche la politica rischia di diventare soltanto una tecnica. Una tecnica per vincere. Una tecnica per conservare il consenso. Una tecnica per delegittimare l'altro. Una tecnica per trasformare ogni confronto in uno scontro. Ma questa non è più politica nel suo significato più nobile. E allora sì, forse dovremmo guardare indietro. Non per rimpiangere un passato che non può tornare e nemmeno per illuderci che il mondo greco fosse perfetto. Dovremmo guardare indietro per recuperare principi che abbiamo progressivamente smarrito: il senso della comunità, la responsabilità, il rispetto, la partecipazione, la competenza, la parola data, la coerenza e soprattutto l'onestà. Un ritorno a quei valori non sarebbe anacronistico. Anacronistico - afferma Todisco - sarebbe continuare a chiamare politica ciò che della politica conserva soltanto la ricerca del potere. Forse la vera rivoluzione, oggi, non sarebbe cambiare continuamente schieramento. Non sarebbe trovare un nuovo nemico. Non sarebbe sostituire una maggioranza con un'altra.

Sarebbe molto più difficile. Tornare ad essere cittadini. E allora, cosa possiamo fare concretamente? Non limitiamoci a lamentarci sui social, al bar o nelle nostre case. Torniamo nella Pólis. Informiamoci su ciò che viene deciso per Canosa. Partecipiamo ai momenti di confronto pubblico. Facciamo domande agli amministratori, ma ascoltiamo anche le loro risposte. Controlliamo, con rispetto e senza pregiudizi, come vengono utilizzate le risorse pubbliche. Proponiamo soluzioni, non soltanto critiche. Segnaliamo ciò che non funziona, ma riconosciamo anche ciò che funziona. Partecipiamo alla vita delle associazioni, dei quartieri e della comunità. E soprattutto - prosegue la Todisco nella sua riflessione - non deleghiamo completamente agli altri la responsabilità del luogo in cui viviamo. Agli amministratori chiediamo trasparenza, competenza, ascolto e responsabilità. Alle opposizioni chiediamo controllo serio, proposte e capacità di collaborare quando l'interesse della città lo richiede. A noi cittadini chiediamo qualcosa di altrettanto importante: di non essere soltanto elettori, ma cittadini. Perché la democrazia non comincia e non finisce davanti a un'urna. Comincia ogni giorno, quando decidiamo se interessarci oppure voltare lo sguardo dall'altra parte.

Canosa ha bisogno di cittadini che partecipino, non di cittadini che si limitino a giudicare. Ha bisogno di amministratori che amministrino, non di amministratori che pensino soltanto al consenso. Ha bisogno di un'opposizione che controlli e proponga, non soltanto che contesti. E ha bisogno di una comunità capace di riconoscere che il bene della città viene prima del successo della propria parte. Perché Canosa non appartiene a chi governa. Non appartiene a chi sta all'opposizione. Non appartiene ai partiti. Canosa appartiene ai suoi cittadini. Gli amministratori passeranno. Le maggioranze cambieranno. Le opposizioni cambieranno. Le bandiere cambieranno. Ma la comunità resterà. Ed è proprio lì che dovremmo tornare. Non indietro nel tempo. Indietro nei valori. Perché forse la politica non ha bisogno di essere reinventata. Ha bisogno, semplicemente, di ricordare perché è nata. E forse il giorno in cui torneremo a considerare il potere non come un traguardo, ma come una responsabilità affidataci temporaneamente dalla comunità, avremo finalmente ricominciato a fare politica. Quella vera. Quella sana. Quella che mette Canosa davanti alla propria parte. Quella che rimette la Pólis al centro. La città migliore non è quella in cui tutti la pensano allo stesso modo. È quella in cui cittadini diversi - conclude Todisco - riescono ancora a sentirsi parte della stessa comunità e a lavorare, insieme, per il bene comune».