L'europarlamentare Francesco Ventola a Cipro per il summit dei Ministri sulle Politiche di Coesione
Fra i temi trattati lo spopolamento delle aree interne, rurali, insulari e ultraperiferiche
sabato 6 giugno 2026
18.32
Si è tenuto il 4 e 5 giugno a Cipro il summit dei Ministri responsabili della Politica di Coesione. Fra i presenti, anche l'europarlamentare di Fratelli d'Italia Francesco Ventola intervenuto durante la due giorni di confronto.
«Siamo tutti consapevoli - ha spiegato Ventola - che L'Unione Europea ha costruito il proprio successo affermando il valore della libertà di circolazione delle persone, dei beni, dei servizi e dei capitali. Tuttavia, accanto alla libertà di muoversi, dobbiamo dichiarare con altrettanta forza un altro principio: la libertà di restare. Ogni cittadino europeo dovrebbe avere la possibilità concreta di costruire il proprio futuro nel luogo in cui è nato o ha scelto di vivere, senza essere costretto a partire a causa della mancanza di opportunità economiche, di servizi adeguati o di prospettive di sviluppo.
Contrastare il fenomeno dello spopolamento delle aree interne, rurali, insulari, ultraperiferiche e deindustrializzate ed evitare il sovraffollamento nelle città e negli agglomerati urbani, rappresentano un unico obiettivo che insieme dobbiamo perseguire. Anche per questo serve una politica di coesione più forte con più risorse finalizzate ad eliminare le disparità tra le diverse aree geografiche, creando le condizioni per garantire a tutte le persone, livelli adeguati di servizi pubblici quali la sanità, istruzione e formazione, i trasporti e mobilità,, le infrastrutture immateriali e la sicurezza. Ma se vogliamo davvero garantire il diritto a restare, dobbiamo riconoscere che la politica di coesione, da sola, non può essere sufficiente. La strategia "The Right to Stay" deve coinvolgere trasversalmente ed in modo orizzontale tutta l'azione politica europea.
Penso - ha proseguito Ventola - che le decisioni europee per rafforzare la competitività, sostenere la transizione digitale e sviluppare l'autonomia strategica dell'Unione non possono concentrarsi esclusivamente nelle grandi aree metropolitane. Le nuove filiere industriali, le tecnologie, la produzione di componenti strategiche e gli investimenti manifatturieri devono diventare anche strumenti di sviluppo per le regioni che oggi affrontano sfide demografiche ed economiche molto complesse. Allo stesso modo, la politica della ricerca e dell'innovazione deve favorire una distribuzione più equilibrata delle opportunità. Università, centri di ricerca e poli tecnologici possono rappresentare potenti motori di crescita territoriale, contribuendo ad attrarre talenti, creare occupazione qualificata e generare nuovi ecosistemi economici anche al di fuori dei tradizionali poli di innovazione.
Un ruolo decisivo spetta anche alla politica energetica. La transizione verso energie diversificate offre un'opportunità straordinaria per molte regioni periferiche e aree interne. Gli investimenti nelle energie rinnovabili, nelle reti energetiche e nelle infrastrutture di accumulo possono creare occupazione stabile, attrarre imprese e rafforzare la resilienza economica locale. Anche la politica digitale è essenziale. Nell'economia contemporanea, la connettività non è più un lusso ma una condizione necessaria per la partecipazione economica e sociale. La diffusione della banda larga, delle infrastrutture digitali e dei servizi innovativi consente alle imprese di investire in territori periferici e ai cittadini di accedere a nuove opportunità senza essere costretti a trasferirsi. Lo stesso vale per la politica dei trasporti. Una mobilità efficiente e collegamenti adeguati sono elementi fondamentali per garantire pari opportunità ai cittadini e favorire l'integrazione economica dei territori.
Non possiamo poi dimenticare il contributo della politica agricola comune e delle politiche di sviluppo rurale, che continuano a svolgere un ruolo essenziale nel sostenere le comunità locali, preservare il tessuto economico e mantenere vivi molti territori europei. Infine, il diritto a restare riguarda anche l'accesso a servizi pubblici di qualità. Le persone non scelgono dove vivere soltanto in base alla disponibilità di un lavoro. Scelgono di restare dove possono trovare scuole efficienti, servizi sanitari accessibili, alloggi adeguati, infrastrutture moderne e una buona qualità della vita. La commissione Regi che in questo autorevole consesso rappresento, assicura il proprio impegno attraverso una collaborazione costruttiva e di merito, affinché il diritto a restare non diventi un concetto filosofico da analizzare in convegni e dibattiti accademici, tutt'altro deve rappresentare una priorità concreta della Unione Europea finalizzata a garantire ad ogni persona la libertà a poter scegliere se restare o partire e non sia costretto a lasciare il proprio territorio per mancanza di opportunità. Un' Europa più forte deve valorizzare il potenziale di tutti i suoi territori e di tutte le sue comunità. Per questo - ha concluso Ventola - ritengo che garantire il diritto a restare significa rafforzare la coesione, promuovere la competitività e costruire un futuro più equilibrato, inclusivo e resiliente per l'intera Unione europea».
«Siamo tutti consapevoli - ha spiegato Ventola - che L'Unione Europea ha costruito il proprio successo affermando il valore della libertà di circolazione delle persone, dei beni, dei servizi e dei capitali. Tuttavia, accanto alla libertà di muoversi, dobbiamo dichiarare con altrettanta forza un altro principio: la libertà di restare. Ogni cittadino europeo dovrebbe avere la possibilità concreta di costruire il proprio futuro nel luogo in cui è nato o ha scelto di vivere, senza essere costretto a partire a causa della mancanza di opportunità economiche, di servizi adeguati o di prospettive di sviluppo.
Contrastare il fenomeno dello spopolamento delle aree interne, rurali, insulari, ultraperiferiche e deindustrializzate ed evitare il sovraffollamento nelle città e negli agglomerati urbani, rappresentano un unico obiettivo che insieme dobbiamo perseguire. Anche per questo serve una politica di coesione più forte con più risorse finalizzate ad eliminare le disparità tra le diverse aree geografiche, creando le condizioni per garantire a tutte le persone, livelli adeguati di servizi pubblici quali la sanità, istruzione e formazione, i trasporti e mobilità,, le infrastrutture immateriali e la sicurezza. Ma se vogliamo davvero garantire il diritto a restare, dobbiamo riconoscere che la politica di coesione, da sola, non può essere sufficiente. La strategia "The Right to Stay" deve coinvolgere trasversalmente ed in modo orizzontale tutta l'azione politica europea.
Penso - ha proseguito Ventola - che le decisioni europee per rafforzare la competitività, sostenere la transizione digitale e sviluppare l'autonomia strategica dell'Unione non possono concentrarsi esclusivamente nelle grandi aree metropolitane. Le nuove filiere industriali, le tecnologie, la produzione di componenti strategiche e gli investimenti manifatturieri devono diventare anche strumenti di sviluppo per le regioni che oggi affrontano sfide demografiche ed economiche molto complesse. Allo stesso modo, la politica della ricerca e dell'innovazione deve favorire una distribuzione più equilibrata delle opportunità. Università, centri di ricerca e poli tecnologici possono rappresentare potenti motori di crescita territoriale, contribuendo ad attrarre talenti, creare occupazione qualificata e generare nuovi ecosistemi economici anche al di fuori dei tradizionali poli di innovazione.
Un ruolo decisivo spetta anche alla politica energetica. La transizione verso energie diversificate offre un'opportunità straordinaria per molte regioni periferiche e aree interne. Gli investimenti nelle energie rinnovabili, nelle reti energetiche e nelle infrastrutture di accumulo possono creare occupazione stabile, attrarre imprese e rafforzare la resilienza economica locale. Anche la politica digitale è essenziale. Nell'economia contemporanea, la connettività non è più un lusso ma una condizione necessaria per la partecipazione economica e sociale. La diffusione della banda larga, delle infrastrutture digitali e dei servizi innovativi consente alle imprese di investire in territori periferici e ai cittadini di accedere a nuove opportunità senza essere costretti a trasferirsi. Lo stesso vale per la politica dei trasporti. Una mobilità efficiente e collegamenti adeguati sono elementi fondamentali per garantire pari opportunità ai cittadini e favorire l'integrazione economica dei territori.
Non possiamo poi dimenticare il contributo della politica agricola comune e delle politiche di sviluppo rurale, che continuano a svolgere un ruolo essenziale nel sostenere le comunità locali, preservare il tessuto economico e mantenere vivi molti territori europei. Infine, il diritto a restare riguarda anche l'accesso a servizi pubblici di qualità. Le persone non scelgono dove vivere soltanto in base alla disponibilità di un lavoro. Scelgono di restare dove possono trovare scuole efficienti, servizi sanitari accessibili, alloggi adeguati, infrastrutture moderne e una buona qualità della vita. La commissione Regi che in questo autorevole consesso rappresento, assicura il proprio impegno attraverso una collaborazione costruttiva e di merito, affinché il diritto a restare non diventi un concetto filosofico da analizzare in convegni e dibattiti accademici, tutt'altro deve rappresentare una priorità concreta della Unione Europea finalizzata a garantire ad ogni persona la libertà a poter scegliere se restare o partire e non sia costretto a lasciare il proprio territorio per mancanza di opportunità. Un' Europa più forte deve valorizzare il potenziale di tutti i suoi territori e di tutte le sue comunità. Per questo - ha concluso Ventola - ritengo che garantire il diritto a restare significa rafforzare la coesione, promuovere la competitività e costruire un futuro più equilibrato, inclusivo e resiliente per l'intera Unione europea».