
Gli auguri di Natale e di buon anno dal Vescovo Don Luigi Mansi
«Vi auguro un Santo Natale in cui la gioia sia profonda, possa il Nuovo Anno risplendere l'oro della pace e della riconciliazione sul volto dell'umanità»
Cari fratelli e sorelle,
Mentre il Natale illumina le nostre case, il cuore del credente si prepara ad accogliere il Mistero che guida ogni tempo: la Nascita del Salvatore. La Liturgia ci invita a riflettere su tre colori che definiscono l'esistenza cristiana: il Bianco, il Rosso e l'Oro.
I. Il bianco: la speranza che non tramonta. Il bianco è il colore della purezza, della luce che irrompe nella notte e della gioia del Bambino Gesù che nasce. È l'àncora irremovibile della speranza cristiana. Non è un ottimismo superficiale, ma la certezza teologale che Cristo ha vinto il male. Accogliere il Nuovo Anno sotto questo colore significa rinnovare la promessa di essere operatori di luce e testimoni di una pace che inizia dalla conversione del cuore. «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9).
II. Il rosso: l'amore che si fa offerta e il monito del dolore. Il rosso è anch'esso presente nel tempo natalizio, come l'amore ardente (caritas) che spinge Dio a farsi Bambino e prefigura l'offerta suprema sulla Croce. E la liturgia ce lo fa usare per il martirio di Santo Stefano e per i Santi Innocenti. «In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati» (1 Gv 4,10). Questo Amore divino è l'unica risposta al rosso cupo che, in questo tempo storico, macchia la nostra terra. Questo secondo rosso porta con sé una sfumatura dolorosa: è il colore della violenza insensata e delle troppe guerre. Questo Natale non può essere un'evasione, ma un momento di sincera e addolorata consapevolezza di fronte alle "strutture di peccato" che generano ingiustizia e violenza.
III. L'oro: la luce della riconciliazione e il dono della pace. Se il rosso del mondo ci parla di morte e disperazione, non possiamo fermarci. La risposta è la visione dell'oro: il colore della regalità di Cristo e, soprattutto, della pace definitiva raggiunta attraverso la preghiera e la riconciliazione. È l'impegno a non abituarci alla sofferenza e a non smettere di credere che la fraternità sia possibile. Come ha ricordato Papa Leone XIV in occasione dell'Incontro per la pace lo scorso 28 ottobre: «Mai la guerra è santa, solo la pace è santa, perché voluta da Dio!» L'oro della pace si manifesta nella solidarietà, che deve vincere l'«attuale globalizzazione dell'impotenza». Il cristiano non può considerare i poveri solo come un problema sociale: essi sono una "questione familiare". Mettere fine alla guerra è dovere improrogabile di tutti i responsabili politici di fronte a Dio.
Cari fratelli e sorelle, questo messaggio è un abbraccio carico di verità e di preghiera.
Vi auguro un Santo Natale in cui la gioia sia profonda, perché radicata nella consapevolezza che Dio è con noi, è l'Emmanuele. Possa il Nuovo Anno essere quello in cui il bianco della speranza, animato dal rosso della carità, faccia risplendere l'oro della pace e della riconciliazione sul volto dell'umanità.
Con la mia benedizione e l'affetto nel Signore fattosi Bambino per noi.


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