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Eventi e cultura

Il Gelso, albero di memoria e viaggio: venerdì 5 giugno l’evento con le scuole presso il Battistero San Giovanni

Ad essere coinvolte saranno le scolaresche del territorio, affinchè possano ascoltare i racconti dei nonni e degli adulti custoditi nella memoria collettiva

Prosegue imperterrito il processo di valorizzazione dei prodotti locali avviato ormai da anni dall'Amministrazione Comunale. L'albero del Gelso, già inserito nell'elenco dei PAT, Prodotti Agroalimentari Tradizionali contenuti nel registro ministeriale del MASAF, Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, sarà al centro di un evento in programma venerdì 5 giugno alle ore 10:00 presso il Battistero di San Giovanni. La manifestazione, dal titolo "Il gelso: un albero che accoglie, una terra che racconta", è stata inserita nel programma della IX edizione della "Settimana della Biodiversità Pugliese - Agricoltura, Alimentazione e Ambiente" con un cartellone che contiene al suo interno circa 40 fra incontri, eventi e seminari in tutta la Regione.

Ad essere coinvolte saranno le scolaresche del territorio, affinchè possano ascoltare i racconti dei nonni e degli adulti custoditi nella memoria collettiva. Seduti all'ombra dell'albero, i bambini scopriranno le storie di un tempo: il gelso diventerà così luogo di incontro fra generazioni, nonché simbolo d'identità, accoglienza e comunità. Ad intervenire saranno l'Assessore alla Cultura Cristina Saccinto, l'Assessore al Verde Pubblico Saverio Di Nunno, la consigliera comunale Antonia Sinesi, la consigliera comunale Lucia Masciulli, l'agronomo Sabino Del Vento, l'autrice Giusy Del Vento e lo scrittore Franco Caprio. Appartenente alla famiglia delle Moraceae, l'albero del Gelso è stato per secoli parte integrante del paesaggio pugliese. Introdotto in Europa insieme al baco da seta, ha sostenuto a lungo l'economia rurale: tra Ottocento e primi del Novecento, soprattutto nel Salento, le sue foglie alimentavano la bachicoltura, offrendo lavoro e sostentamento a molte famiglie. Con l'arrivo delle fibre sintetiche, questa attività scomparve quasi del tutto dopo la Seconda Guerra Mondiale, anche se il gelso non ha mai lasciato la terra che lo ha accolto. La loro presenza lungo vie di passaggio non è casuale. Canosa è crocevia di storia: attraversata dalla Via Francigena e dalla Via Appia, la "Regina Viarum", inserita nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO, è stata per secoli terra di pellegrini, viandanti e pastori della transumanza. I gelsi, con le loro ampie chiome, hanno da sempre donato ombra, ristoro e nutrimento: un vero "albero dei viaggiatori".

Ma il gelso è anche infanzia e tradizione. I suoi frutti a bacche succose rosse e bianche, maturi tra giugno e luglio, vengono raccolti e mangiati direttamente sotto l'albero: un gesto semplice, spontaneo, che colorava le mani e segnava l'inizio dell'estate. Nelle case si preparavano confetture, gelatine e succhi di gelsi, conservando nei vasetti il sapore della bella stagione. Il riconoscimento, curato nei minimi dettagli dalla consigliera comunale Antonia Sinesi, va a rafforzare l'identità territoriale e un legame col passato che l'esecutivo ha inteso, anche in questo caso, recuperare, preservare e tramandare.

«Il gelso - spiega l'Assessore alla Cultura Cristina Saccinto - rappresenta l'identità di un territorio, racconta la storia del lavoro agricolo delle tradizioni contadine e il legame tra uomo e natura. E' ciò che vogliamo raccontare ai più piccoli, ai giovani, ai ragazzi, affinchè possano essere eredi del patrimonio della città, custodendolo nel tempo».

«Per me il gelso non è soltanto un albero: è un luogo dell'anima, dove il tempo rallenta e i ricordi continuano a vivere. Da bambina - afferma la consigliera comunale Antonia Sinesi - mia madre mi portava a mangiare alla sua ombra, e anni dopo sotto quello stesso albero portava mio figlio. Un frutto mangiato solo sotto l'albero. Per questo ho presentato istanza per il riconoscimento come PAT, affinché questa antica tradizione possa essere custodita e tramandata ai più giovani, come un prezioso racconto delle nostre radici, della memoria e della bellezza dello stare insieme».
  • Canosa di Puglia
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